'A Chiazza
'A Chiazza

Il cuore viario e sociale di Pomigliano

La “Chiazza”, oggi piazza Garibaldi, è il vero snodo vitale di Pomigliano d’Arco. Qui, tra slarghi e vie che si irradiano verso Acerra, Napoli, Somma Vesuviana e le campagne, si è da sempre raccolto il battito più vivace della città.
Non un semplice spazio urbano, ma crocevia di popoli, commercio, traffici e riti collettivi: sulla piazza sfociavano le principali strade storiche (la Sommese, la Consolare delle Puglie, la via della Pigna e la Strada Giardino), tracciando un reticolo che favoriva scambi, incontri e, nel tempo, la crescita dell’abitato intorno a questo nodo.

Origine e trasformazioni del toponimo

Il nome “Chiazza” deriva direttamente dal termine latino "platea" (piazza), passato nell’italiano e, per evoluzione fonetica, nel dialetto locale. Nel corso dei secoli, con la perdita del patronato e l’omologazione delle denominazioni popolari, prevalse il dialettale 'A Chiazza, che identifica in modo univoco lo slargo centrale e il quartiere sorto intorno a esso.

Funzioni pubbliche e ruoli identitari

La Chiazza non fu mai solo luogo di passaggio:

  • Divenne sede delle principali manifestazioni popolari: comizi, feste religiose, processioni, spettacoli di burattini e giochi tradizionali.

  • Lo slargo ospitava assemblee pubbliche e riunioni dell’Università (l’antico municipio della comunità) e, nei secoli, fu luogo di proclamazioni, annunci e anche di aspri momenti di conflitto, saccheggi e rivolte.​

  • Era la porta d’accesso a Pomigliano per chi arrivava da Napoli, Acerra e le campagne: su questa piazza si affacciavano taverne, locande, botteghe di fabbri, barbieri, pizzaioli, calzolai; qui si pagavano dazi e pedaggi (“passi”) per il transito delle merci.

I monumenti, i ricordi, le storie

Accanto alla Chiazza sorgeva la storica Taverna del Passo (“'o Pass”), punto di esazione dei pedaggi e centro di vita sociale e di racconti popolari: qui si fermavano viandanti, carrettieri e commercianti, condividendo notizie e cibo.
Numerosi aneddoti, dalla leggendaria truffa ai danni dell’oste della taverna, raccontata da Giordano Bruno, si sono stratificati tra le mura delle case e delle taverne della Chiazza.

Religione e ritualità

La Chiazza era anche luogo di fede e devozione: vi si trovavano la cappella dell’Assunta (dei Primicile), la cappella di San Francesco d’Assisi (poi restaurata per volere di Ferdinando II di Borbone), e la vicina chiesa di Santa Maria delle Grazie. Le processioni delle grandi feste attraversavano la piazza, coinvolgendo tutto il paese in riti collettivi che fondevano sacro e profano.

Identità e mutamenti

Con il trascorrere dei secoli, la piazza si è trasformata in base ai bisogni della comunità: da centro di raccolta rurale si è fatta salotto urbano, luogo di memoria ma anche di rinascita civile. Intitolata a Garibaldi dopo l’Unità d’Italia, ha visto mutare i suoi confini e funzioni, ma resta nell’immaginario collettivo “’A Chiazza”, spazio di identità, ricordi e incontro tra generazioni.


'A Chiazza è da sempre il grande teatro popolare di Pomigliano: ogni pietra racconta storie di scambi, mestieri, passioni, ansie e risate. Chi vuole capire davvero l’anima della città, deve per forza fermarsi qui, ascoltare le voci, osservare le strade e sentirsi, anche solo per poco, parte di una storia collettiva che si rinnova davanti a ogni passo.


Fonti:
Renato Caneschi, “Documenti di Storia Pomiglianese. La città, le strade, i monumenti”​
Salvatore Cantone, “Cenni storici di Pomigliano d’Arco”​