Disegno di Piazza Mercato
Disegno di Piazza Mercato

Quando parliamo di Pomigliano d’Arco, spesso ci riferiamo ai suoi quartieri senza conoscere davvero la storia delle origini. Ogni rione è come una carezza sulla pelle della nostra città, un battito del suo cuore antico che pulsa ancora forte nelle nostre anime. Sono storie di vite sospese tra passato e presente, di sorrisi, di lacrime, di incontri che hanno lasciato impronte indelebili.

In questo viaggio, ci lasceremo guidare dalle emozioni, raccogliendo frammenti di memoria e voci che non smettono di chiamarci. Mettiamo insieme pezzi di noi, sguardi che si incrociano tra le strade e i cortili; ed è proprio lì, nei dettagli della quotidianità custoditi come tesori, che Pomigliano ci abbraccia e ci racconta chi siamo davvero.

Rione Spedale: il cuore antico di Pomigliano d’Arco

Quando si vuole entrare davvero nella storia di Pomigliano, il punto di partenza non può che essere il rione Spedale. Qui, tra mura ormai scomparse, cortili e antichi vicoli, ha preso vita la prima comunità stabile che avrebbe fatto nascere uno dei “paesi-nodo” della bassa Campania.

Dalla villa romana al borgo fortificato

Le testimonianze storiche fanno risalire la nascita del rione Spedale all’epoca romana, quando, dopo la seconda guerra punica, la zona fu colonizzata e organizzata in grandi proprietà agricole. Proprio qui, nel tratto tra l’attuale via Pompeo e la chiesa di S. Felice in Pincis, sarebbe sorto un “villaggio rustico”, gestito forse dalla gens Pomelia, a cui va il toponimo stesso di Pomigliano. La posizione strategica su due assi (la futura via Sommese e la diramazione “Appia”) favorì il formarsi di un piccolo centro di scambio e produzione.

Nei secoli bui delle invasioni barbariche e poi longobarde, la popolazione si raccolse in nuclei sempre più protetti, fino a cingersi di fortificazioni. Tra IX e X secolo, Spedale si trasforma in “castrum”: mura, torri, fossati, un vero castello baronale per resistere a guerre, scorrerie e razzie.

La vita tra cortili, torri e la piazza del Mercato

All’interno delle mura si sviluppa uno degli assetti urbani più riconoscibili: case semplici a due livelli con cortili interni, piccoli orti e giardini per l’autosufficienza, scalette esterne in pietra, archi e portoni in tufo. Il centro nevralgico era la piazza antistante il Palazzo Baronale  (ancora oggi identificabile con la zona di piazza Mercato) dove si svolgevano mercato, assemblee cittadine e feste religiose.

Accanto sorgeva la chiesa di S. Felice in Pincis, epicentro spirituale e sociale. Nei secoli, il rione vide il sovrapporsi delle famiglie feudali, la trasformazione del castello in residenza signorile, la nascita di nuove vie come via Pigna (oggi via Imbriani) e via Pompeo, la fitta presenza di botteghe e mestieri operosi.

Storie, aneddoti e curiosità

  • La leggenda dell’antico castello: si diceva che un passaggio segreto collegasse il Palazzo Baronale direttamente al monastero del Carmine, usato dai feudatari come via di fuga durante guerre e tumulti.
  • Il “pozzo della piazza”: centro della vita irradiata verso tutte le case interne, era noto per la sua acqua “miracolosa”, e ancora nell’Ottocento si raccontava di guarigioni e prodigi attribuiti a S. Felice.
  • Episodi drammatici: tra 1495 e 1799 il rione fu teatro di saccheggi, rivolte e devastazioni, dagli aragonesi ai francesi. Significativa la leggenda dei tre baluardi, di cui uno sarebbe stato abbattuto per ira dal barone stesso in preda a un litigio con il popolo.
  • Vita di paese: nel Settecento, nella piazza si svolgevano spettacoli di burattini, mercati settimanali, processioni e le prime dispute politiche cittadine tra nobili e popolani.

Il genius Loci di Spedale

Ancora oggi, passeggiando tra le stradine che dal largo Mercato sfociano in via Imbriani, verso il Carmine o il Giardino (che oggi non esiste più, ma anticamente indicava la zona tra via Imbriani, piazza Mercato e via Duchessa d’Aosta), si percepisce quella stratificazione unica di storia e storie. Il rione Spedale conserva nel suo toponimo un mistero: forse dall’antico ospizio per pellegrini, forse da uno “spedale” per poveri viandanti, oppure semplicemente dalla memoria di chi accolse nuove genti e fondò la prima vera Pomigliano.