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Benvenuti a questo nuovo appuntamento con la storia. Questa settimana esploriamo eventi che hanno cambiato il volto del mondo, dalla politica alle vette dello sport.
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Il Liceo Artistico “San Leucio” si distingue nella nuova edizione di Eduscopio, confermandosi tra i migliori licei artistici della Provincia di Caserta. «Un risultato - così la Dirigente scolastica Immacolata Nespoli - che racconta non solo la qualità dei suoi indirizzi creativi, ma anche la solidità della preparazione culturale che la scuola garantisce a ogni studente.
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Il 20 gennaio intreccia capolavori architettonici italiani, condanne rivoluzionarie e nascite sportive che hanno plasmato il mondo moderno, dalla Reggia di Caserta alla pallacanestro. Una data ricca di transizioni politiche e scoperte, che evoca sia grandiosità borbonica sia ombre del totalitarismo.
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Il 19 gennaio custodisce pagine vibranti di storia, dalla ribellione senese contro i condottieri al debutto verdiano che incantò Roma, passando per innovazioni tecnologiche e drammi bellici che hanno segnato epoche. Una data che mescola arte, scienza e conflitti, ideale per riflettere su come il passato illumini il presente.
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La sera del 17 gennaio, per generazioni, ha avuto lo stesso colore: il rosso vivo delle fiamme che si alzano verso il cielo in onore di Sant’Antonio Abate. È il fucarone, uno dei riti popolari più sentiti del Sud Italia, capace di trasformare per una sera piazze, vicoli e spiazzi in grandi cerchi di luce e di comunità.
La tradizione affonda le sue radici nel mondo contadino. Sant’Antonio è il protettore degli animali e delle campagne, e il fuoco acceso in suo onore è simbolo di purificazione, protezione e buon auspicio per l’anno appena iniziato. Nei giorni precedenti alla festa, ci si organizzava per raccogliere la legna, spesso con una sana competizione tra quartieri: chi avrebbe acceso il falò più grande, più alto, più spettacolare?
Attorno al fucarone non c’era solo religiosità, ma anche socialità. Famiglie, amici, vicini si ritrovavano all’aperto, stretti dal freddo dell’inverno ma riscaldati dal calore delle fiamme e dalla convivialità. Si arrostivano salsicce, si beveva vino locale, si friggevano zeppole, si raccontavano storie e aneddoti legati alla tradizione. Per molti, soprattutto nei paesi dell’hinterland napoletano, quella era una delle notti più attese dell’anno.
Negli ultimi tempi, però, il volto del fucarone è cambiato. L’aumento della sensibilità ambientale, unito ai problemi legati all’inquinamento atmosferico e alla sicurezza, ha portato molte amministrazioni comunali a rivedere radicalmente questa usanza. In diverse città, come Pomigliano d’Arco, l’accensione dei tradizionali falò è oggi vietata o fortemente limitata da ordinanze specifiche, emanate proprio in occasione della festa di Sant’Antonio.
Il motivo è legato soprattutto alla qualità dell’aria: l’accumulo di fumi, polveri sottili e materiali spesso bruciati in modo improprio rende queste ore particolarmente critiche dal punto di vista ambientale. A ciò si aggiungono i rischi per l’incolumità delle persone e per il patrimonio urbano, con falò improvvisati in aree non idonee o senza adeguate misure di sicurezza. Così, quella che per decenni è stata una manifestazione spontanea e popolare si è trasformata in una pratica sempre più difficile da conciliare con le regole e con le esigenze di tutela del territorio.
Questo non significa, però, che la memoria del fucarone sia destinata a spegnersi. In molti centri la tradizione sta cercando nuove forme: falò simbolici e di piccole dimensioni, eventi controllati organizzati dalle associazioni, momenti culturali che raccontano il significato di questo rito attraverso musica, teatro e rievocazioni storiche.
L’immagine del grande rogo in mezzo alla piazza lascia così il posto a un fuoco più “interiore”, che continua a vivere nel racconto degli anziani, nelle fotografie in bianco e nero, nelle iniziative delle parrocchie e delle realtà locali. Il legame con Sant’Antonio e con il mondo contadino resta, ma prova a convivere con una diversa consapevolezza ambientale, segno dei tempi e delle nuove priorità collettive.
Il fucarone di Sant’Antonio, oggi, è un rito in bilico: sospeso tra la nostalgia per ciò che è stato e la necessità di immaginare modi nuovi per stare insieme, senza rinunciare né alle radici né al rispetto dell’aria che respiriamo. Il fuoco, forse, non arde più come una volta, ma continua a essere un simbolo potente di comunità, identità e memoria condivisa.




