La festa di San Felice in Pincis è il giorno in cui Pomigliano si ferma e si riunisce attorno al suo patrono: il 14 gennaio, tra campane, processioni e canti, la città celebra le sue radici cristiane e la bellezza della sua chiesa madre.

Dalle origini cristiane alla chiesa madre

La devozione a San Felice, presbitero nolano del III–IV secolo, arriva a Pomigliano con le prime comunità cristiane del territorio. Intorno a una cappella a lui dedicata nasce il primo casale murato, distinto dalle campagne: la chiesa di San Felice diventa il cuore del borgo “cinto”, nucleo della città medievale.

La chiesa di San Felice in Pincis, sul corso principale, è un capolavoro tardobarocco con radici antiche: la pianta basilicale a tre navate è separata da pilastri coronati da capitelli corinzi, mentre la volta a botte della navata centrale è impreziosita da stucchi settecenteschi.

FOTO BOSK

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Nella Congrega del Santissimo Sacramento, annessa alla chiesa, troneggia la Pala d’altare di Teodoro d’Errico (Dirk Hendricksz, fiammingo, 1586): un capolavoro dimenticato, raffigurante la Madonna Immacolata circonfusa da nimbo luminoso, capelli biondi inanellati, manto azzurro dalle pesanti pieghe, piedi su tre teste angeliche e simboli lauretani. Ai lati, prostrati, San Francesco d’Assisi e San Francesco di Paola; la Vergine discende con occhi chinati, mani giunte, clamide rossa in panneggi ondulati.

Il campanile, alto e slanciato, è in tufo e piperno del XV secolo: posto sul retro, alle spalle della cupola, domina il profilo urbano con la sua struttura a vela e offre un punto di riferimento visivo inconfondibile per chi arriva in città.

Cupola San Felice

Galeazzo di Costanzo, nobile napoletano, restaurò la chiesa originariamente di San Paolino, trasferendovi il culto di Felice: «Così il santo avrà una casa degna», scrisse nel testamento.

La novena: nove giorni di preghiera e arte

Dal 5 gennaio il novenario riunisce la città: ogni sera messa vespertina con parroci delle sei parrocchie cittadine che si alternano, cori e momenti di catechesi. Le visite guidate “tra arte e spiritualità” svelano la bellezza della chiesa: letture dei Carmina natalicia di Paolino sotto gli affreschi, luci che esaltano gli stucchi, spiegazioni della pala di d’Errico e della croce reliquiario.

Si racconta che negli anni ’50 un contadino portò un agnello vivo alla novena: «San Felice l’ha salvato dal fuoco», disse. L’animale seguì la processione fino all’altare, tra risate e preghiere.

Il 14 gennaio: processione e festa

Il dies natalis del santo (14 gennaio) si apre con campane a festa e messa solenne alle 10. La statua di San Felice esce dalla chiesa percorrendo Corso Vittorio Emanuele, Via Trento, Via Gorizia, Via A. F. Toscano, Via Emilia, Via P. Nenni, Via Sulmona, Via S. Pertini, Corso Vittorio Emanuele e piazza San Felice (percorso 2026) con confraternite, associazioni e popolo in coda.

SAN FELICE IN PINCIS

Il pranzo rituale di San Felice

La festa si completa a tavola con il pranzo tradizionale di famiglia, vero rito collettivo: primo piatto sono i maltagliati (o ziti spezzati) con sugo di carne, polpette e abbondante pecorino romano.

I dolci fanno la gara tra fatte in casa (soprattutto il migliaccio senza ricotta, tipico del periodo) e le specialità delle storiche pasticcerie dI Pomigliano: le sfogliatelle ricce di Antignani, i pasticciotti artigianali di dell'indimenticabile Bar Umberto, la mitica deliziosa di Guadagni, e da Mario Romano il cestino di pasta frolla con crema pasticcera al burro, soffice e profumato

San Felice, protettore del popolo

Patrono contro il fuoco e degli animali per l’antica Pomigliano agricola, oggi è “santo dell’unità”, che sfida la città a superare divisioni industriali. La festa mescola devozione, fuochi d’artificio e bancarelle, ma il campanile e la chiesa restano simboli eterni.

La festa di San Felice unisce Pomigliano alle sue origini: una chiesa bellissima, un santo umile, aneddoti che fanno sorridere e commuovere, e un popolo che ogni anno rinnova il patto con la sua storia.