All’Istituto Comprensivo “Antenore-Guaccero” di Palo del Colle (Bari), nei giorni scorsi, insegnanti e alunni hanno discusso a lungo della tragedia di Crans Montana, in Svizzera. Uno studente di 12 anni, iscritto alla seconda media, ha composto un tema di grande impatto emotivo, calandosi nei panni di una delle giovani vittime dell’incendio e rivolgendo un messaggio alla propria madre. Le sue parole hanno colpito profondamente la comunità scolastica, sottolineando l’importanza dell’affetto familiare e la fragilità della vita, e invitando a una maggiore consapevolezza quotidiana.

Il tema del giovane studente

"Cara mamma,
Se stai leggendo queste righe è perché il tempo ha deciso di essere più veloce di me.
Non so bene come si scriva una lettera cosi, nessuno me l'ha mai insegnato, ma so che voglio parlare a te come abbiamo sempre fatto quando ero piccolino. Voglio che tu sappia subito una cosa, io non ho sofferto. Ho pensato a te, alla nostra cucina al mattino, il rumore delle tazze e alla tua voce che mi chiamava anche quando facevo finta di dormire. Quei pensieri mi hanno sempre tenuto compagnia e mi hanno fatto sentire al sicuro, anche lì in quella tragica notte.
Non sentirti in colpa di nulla.
Non per una parola detta male, non per una scelta, non per una giornata storta. Mi avete dato tutto quello che potevate e anche di più. Se sono quello che sono stato è grazie a te;
alla tra forza e al tuo modo di amare. So che ti farà male e mi dispiace non poter essere io a consolarti. Ma promettimi che continuerai a ridere, anche quando ti sembrerà sbagliato. Promettimi che guarderai il cielo senza chiederti “perché”, ma io sono lì, parte di quel blù di quell'aria che ti passa accanto anche quando meno te lo aspetti. Abbraccia forte papà, se puoi. Digli che ho avuto coraggio, più di quanto pensassi. E tieni vicino chi ami, è l’unica cosa che conta davvero mamma, l’unica cosa che resta. lo ti porto con me ovunque vada. E tu portami nei tuoi ricordi più belli, e non in quelli tristi. In quei ricordi io sarò lì, ad aspettarti col sorriso.
Ti voglio bene come sempre, tuo figlio"

Un invito eterno all'amore

Quelle parole semplici, nate dalla penna di un bambino di 12 anni e celebrate dall'insegnante come ispirazione collettiva, non sono solo un tema scolastico: sono un grido dal cuore che squarcia il velo del dolore, ricordandoci con tenerezza disarmante quanto sia fragile il filo della vita. In un'aula di Palo del Colle, lontano dalle nevi svizzere, questo ragazzo ha dato voce a un'assente, trasformando il lutto in un abbraccio universale che avvolge madri, padri e figli ovunque, proprio come auspicato dalla docente che ha condiviso la riflessione. Oltre le lacrime per le giovani vite spezzate, resta il suo monito empatico e potente, rafforzato dal messaggio scolastico: non rimandate un "ti voglio bene", non trattenete un sorriso o un gesto d'affetto, vivete con più consapevolezza e gratitudine perché è nei legami quotidiani che la vita trova il suo vero significato. Quel messaggio, semplice e profondo, ci spinge oggi stesso a stringerci forte, a guardare il cielo con speranza e a onorare ogni istante come l'unico regalo da custodire insieme.